Expo Cton

Progetto per il masterplan di Milano 2015

Siamo del parere che la il ‘masterplan di expo’ debba poter assumere una doppia valenza.

Da un lato rappresentare il momento più maturo di una riflessione sulla città contemporanea, sulle sue dinamiche, del rapporto con le risorse che ne garantiscono la crescita e il funzionamento, e da1l’altro assumere la responsabilità civile di un progetto, di una speranza possibile per l‘uomo di oggi, ma più ancora per quello che verrà dopo di noi.

Crediamo che la città sia da intendere come stratificazione fisica delle sue memorie e delle sue aspirazioni, chela sua forma sarà Tesito di un complesso processo di negoziazioni tra parti sociali portatrici ciascuna dei propri interessi, in perenne conflitto gli uni con gli altri, in cui alla politica è affidato il compito di ‘ri-solvere’ le tensioni e sintetizzarle in progetti.


Il ‘masterplan’ non potrà porsi come forma compiuta del suo assetto futuro, non ne ha la possibilità salvo cadere in una pretesa ideologica.


La storia dei fatti urbani e delle città europee ci ha insegnato che la forma della città è esito di un processo, di un divenire i cui caratteri sono riconducibili alla forza dei ‘gesti’, spesso distruttivi, su cui si sono innestate. Gesti progettuali forti, capaci di una ‘permanenza’ di significati e di valore, espressioni inequivocabili di visioni e volontà politiche: si pensi a Roma e Sisto V, Parigi ed Hausmann, al Sempione per Milano all’inizio del secolo XX, Potsdamer Platz per Berlino, Cerdà per Barcellona, la M30 per Madrid.

Gesti urbani che hanno saputo porsi non tanto come ‘forma in se’ ma come ‘possibilità di forma’: investimenti anche economici il cui valore è legato alla capacità di permanenza nel tempo e nella potenzialità di generare il più ampio spettro di città possibili.

La nostra proposta riconosce nello questa possibilità di forma: nella strutturazione di un ‘medium’ in cui la speranza di una città sostenibile, dotata di una più elevata qualità della vita, un nuovo rapporto tra 1a dimensione del naturale e dell’urbano sia una esperienza concreta.

Crediamo infine che sia tempo di rifondare una possibilità di città più che un’immagine di ciò che, forse, potrà essere scontentando questo o quello. Una fondazione di città che assuma la concretezza del suo suolo, delle sue energie, delle sue acque, della sua capacità produttiva: in altre parole di essere un ‘paradigma’ per la città terzo millennio: questo vorremmo fare.

Questo vorremmo che milioni di persone, nel 2015, vengano non solo a vedere, ma ad incontrare e sperimentare.